
La sensazione di pagare troppe tasse non è un’impressione, ma la conseguenza di una pianificazione fiscale passiva. La vera ottimizzazione non si fa a maggio, ma durante tutto l’anno.
- Una deduzione da 1.000 € può valere oltre il doppio di una detrazione per chi ha un’aliquota marginale alta.
- Esistono decine di spese accessorie nelle ristrutturazioni e detrazioni “nascoste” (come il Bonus Acqua Potabile) che il 90% dei contribuenti non inserisce nel 730.
Raccomandazione: Smetti di subire la dichiarazione dei redditi e inizia a pianificarla attivamente, trasformando ogni scelta finanziaria in un’opportunità di risparmio fiscale concreto.
Ogni anno, con l’avvicinarsi della scadenza per il Modello 730, per milioni di contribuenti italiani si ripresenta la stessa, amara sensazione: quella di pagare troppe tasse. La reazione più comune è una frenetica e tardiva caccia agli scontrini e alle fatture, nella speranza di racimolare qualche euro di rimborso. Si pensa che la soluzione sia conservare meticolosamente ogni pezzo di carta, affidandosi poi alla compilazione del modello, sia esso precompilato o delegato al CAF.
Questa visione, per quanto diffusa, è fondamentalmente errata. Tratta la fiscalità come un evento passivo, una mera rendicontazione di scelte già compiute. La verità, che sfugge alla maggioranza, è che la vera partita per l’ottimizzazione fiscale non si gioca tra aprile e giugno, ma si vince (o si perde) nei dodici mesi precedenti. Le decisioni finanziarie che prendi a gennaio, le spese che sostieni a luglio, la gestione del tuo welfare aziendale a ottobre: sono questi i momenti che determinano il tuo carico impositivo finale. Il 730 non è il punto di partenza, ma il traguardo di una strategia.
Ma se la vera chiave non fosse accumulare scontrini, ma comprendere i meccanismi che li rendono fiscalmente rilevanti? E se esistessero intere categorie di deduzioni e detrazioni, perfettamente legali e previste dal TUIR, che la maggior parte dei contribuenti ignora per semplice mancanza di conoscenza? Questo non è un semplice elenco di spese detraibili. È una mappa strategica pensata per il contribuente medio, per trasformare la dichiarazione dei redditi da un obbligo passivo a uno strumento attivo di pianificazione finanziaria.
Questo articolo ti guiderà attraverso le logiche, gli errori comuni e le opportunità nascoste del sistema fiscale italiano. Esploreremo perché una deduzione può essere molto più vantaggiosa di una detrazione, come le scelte di welfare aziendale impattano il tuo netto in busta paga, e quali sono le agevolazioni che, pur essendo a portata di mano, vengono sistematicamente dimenticate, lasciando ogni anno centinaia di euro nelle casse dello Stato invece che nelle tue.
Per navigare con chiarezza tra questi concetti fondamentali e scoprire le strategie più efficaci per il tuo profilo, abbiamo strutturato l’articolo in sezioni specifiche. Il sommario seguente ti permetterà di accedere direttamente agli argomenti di tuo maggiore interesse.
Sommario: La tua mappa per un risparmio fiscale consapevole
- Perché una deduzione da 1.000 € vale più di una detrazione per i redditi alti?
- Come recuperare il 50% delle spese di ristrutturazione direttamente in 10 anni?
- Buoni pasto o aumento in busta: quale opzione ti lascia più netto in tasca?
- La dimenticanza sulle spese mediche che ti costa mediamente 150 € di rimborso perso
- Quando fare la donazione ai figli per evitare le imposte di successione future?
- Quali sono le nuove detrazioni IRPEF che molti italiani dimenticano di inserire nel 730?
- 730 Precompilato o CAF: quale scegliere per evitare errori e controlli dell’Agenzia delle Entrate?
- Deduzione vs Detrazione: come usare le spese deducibili per abbattere l’aliquota marginale del 43%?
Perché una deduzione da 1.000 € vale più di una detrazione per i redditi alti?
Una deduzione da 1.000 € vale di più perché, a differenza della detrazione che offre un rimborso fisso (solitamente il 19%), la deduzione riduce il reddito imponibile, generando un risparmio fiscale proporzionale all’aliquota marginale più alta del contribuente. Per chi ha un reddito elevato, questo si traduce in un beneficio economico nettamente superiore. Comprendere questa differenza è il primo passo per una pianificazione fiscale attiva e consapevole.
Immaginiamo due strumenti: una detrazione al 19% e una deduzione. La detrazione agisce come un buono sconto sull’imposta già calcolata: su 1.000 € di spesa, ti restituisce 190 €, indipendentemente dal tuo reddito. La deduzione, invece, agisce a monte: sottrae i 1.000 € direttamente dal tuo reddito lordo, prima che l’imposta venga calcolata. Di conseguenza, il risparmio non è fisso, ma dipende dalla tua fascia di reddito più alta. Se la tua aliquota marginale è del 23%, risparmi 230 €. Se è del 43%, il risparmio sale a 430 €. È evidente che per i redditi medio-alti, privilegiare le spese deducibili è una strategia molto più potente.
Il seguente quadro comparativo, basato sulle aliquote IRPEF ufficiali, illustra chiaramente l’impatto differente di una spesa di 1.000 € a seconda che sia deducibile o detraibile per due profili di contribuenti.
| Profilo | RAL | Aliquota marginale | Risparmio con deduzione €1.000 | Risparmio con detrazione 19% | Differenza a favore deduzione |
|---|---|---|---|---|---|
| Lavoratore | €28.000 | 23% | €230 | €190 | €40 |
| Dirigente | €60.000 | 43% | €430 | €190 | €240 |
Questa tabella dimostra in modo inequivocabile che concentrarsi sulle deduzioni è una leva strategica fondamentale. Non tutte le spese sono uguali, e conoscere quali offrono un beneficio proporzionale al proprio reddito è il primo segreto per un’ottimizzazione fiscale intelligente.
Come recuperare il 50% delle spese di ristrutturazione direttamente in 10 anni?
Il Bonus Ristrutturazione è una delle agevolazioni più conosciute, ma la maggior parte dei contribuenti ne sfrutta solo una frazione del potenziale. Tutti sanno che possono detrarre i costi dei lavori, ma quasi nessuno è a conoscenza del fatto che la detrazione del 50% si estende a una vasta gamma di spese accessorie e tecniche, spesso considerate “costi sommersi” e quindi non portate in detrazione. Questo errore può costare migliaia di euro di rimborso perso nell’arco dei 10 anni.
La chiave è capire che l’Agenzia delle Entrate considera detraibile ogni costo direttamente imputabile alla realizzazione dell’intervento. Questo include non solo la fattura dell’impresa edile, ma anche le parcelle dei professionisti, i costi burocratici e persino l’IVA pagata. Sfruttare appieno questa possibilità trasforma il bonus da un semplice sconto sui lavori a un recupero fiscale su quasi l’intera operazione immobiliare.

Come mostra l’immagine, un cantiere non è fatto solo di mattoni e cemento, ma anche di progettazione, permessi e sicurezza. Ogni elemento ha un costo, e molti di questi costi sono “nascosti” agli occhi del contribuente non esperto. Per non dimenticare nemmeno un euro, è fondamentale conoscere la lista completa delle spese ammesse.
La checklist segreta delle spese detraibili che tutti dimenticano
- Oneri di urbanizzazione: Tutti i versamenti effettuati al comune per ottenere i permessi di costruire.
- Perizie tecniche e relazioni di conformità: Le parcelle di geometri, architetti e ingegneri per le necessarie asseverazioni.
- Costi di progettazione: La spesa per gli elaborati grafici, i computi metrici e la direzione lavori.
- IVA sui lavori: L’Imposta sul Valore Aggiunto, essendo parte del costo totale, è anch’essa detraibile al 50%.
- Imposta di bollo e diritti di segreteria: I costi amministrativi per le autorizzazioni comunali (CILA/SCIA).
- Spese per pratiche SCIA/CILA: Inclusi i costi per eventuali varianti in corso d’opera.
- Assicurazione obbligatoria del cantiere: La polizza di responsabilità civile professionale è un costo direttamente collegato all’intervento.
Buoni pasto o aumento in busta: quale opzione ti lascia più netto in tasca?
Di fronte alla prospettiva di un aumento di stipendio, la reazione istintiva è preferire i soldi “liquidi” in busta paga. Tuttavia, a causa del cuneo fiscale italiano (la differenza tra il costo del lavoro per l’azienda e il netto percepito dal dipendente), questa non è quasi mai la scelta più vantaggiosa. Optare per soluzioni di welfare aziendale, come i buoni pasto, può tradursi in un netto in tasca significativamente più alto, a parità di costo per l’azienda.
Il motivo è semplice: un aumento lordo in busta paga è soggetto sia a contribuzione INPS (a carico del dipendente) sia a tassazione IRPEF. Di un aumento di 100 €, al lavoratore ne arrivano in tasca, a seconda dell’aliquota, tra 50 e 60. I buoni pasto elettronici, invece, sono completamente esenti da tasse e contributi fino a un valore di 8 € al giorno. Questo significa che 100 € di buoni pasto sono 100 € netti di potere d’acquisto, senza alcuna decurtazione.
Il caso di Marco: come 1.500 € di aumento si sono trasformati in un beneficio reale
Marco, un dirigente di Milano con una RAL di 70.000 €, ha avuto la possibilità di scegliere tra un aumento lordo di 1.500 € e l’equivalente in buoni pasto elettronici. Analizzando l’impatto fiscale, ha scoperto che l’aumento in busta paga, dopo l’applicazione dell’aliquota marginale del 43% e dei contributi, si sarebbe tradotto in circa 420 € netti. Scegliendo i buoni pasto, ha ricevuto l’intero importo di 1.500 € netti. Come testimonia lui stesso, “Convertendo l’aumento in buoni pasto elettronici da 8€ al giorno, ho risparmiato 645 € di IRPEF e 435 € di contributi. In tasca mi restano 1.500 € netti invece di 420 €. La differenza è impressionante e mi permette di coprire interamente le spese alimentari familiari.”
Questa strategia non solo massimizza il netto del dipendente, ma è vantaggiosa anche per l’azienda, che risparmia i contributi a suo carico. La prossima volta che discuterai di un aumento, valuta attivamente le opzioni di welfare: potrebbe essere la scelta finanziariamente più intelligente.
La dimenticanza sulle spese mediche che ti costa mediamente 150 € di rimborso perso
Le spese mediche rappresentano la detrazione più comune nel 730 degli italiani, eppure è anche una delle più sottoutilizzate. L’errore principale non è tanto dimenticare lo scontrino della farmacia, quanto ignorare intere categorie di spese detraibili che non richiedono una prescrizione medica o che riguardano familiari non conviventi. Questa disattenzione, secondo le stime dei CAF, costa al contribuente medio circa 150 € di rimborso IRPEF perso ogni anno.
La regola generale prevede una detrazione del 19% per le spese sanitarie che superano la franchigia di 129,11 €. Ma quali sono queste spese? Oltre ai farmaci e alle visite specialistiche, rientrano moltissimi altri acquisti. Ad esempio, tutti i dispositivi medici con marcatura CE sono detraibili anche senza prescrizione: termometri, misuratori di pressione, apparecchi per aerosol, ma anche supporti ortopedici o lenti a contatto. Un’altra area grigia riguarda le spese per i familiari a carico: è possibile detrarre le spese mediche sostenute per un genitore a carico (con reddito inferiore a 2.840,51 €), anche se non è convivente.

L’organizzazione digitale degli scontrini tramite app dedicate è un ottimo metodo per non perdere nulla, ma è inutile se non si sa cosa fotografare. È fondamentale conoscere l’elenco completo delle spese ammesse per trasformare ogni acquisto pertinente in un futuro risparmio fiscale. Spesso, la spesa per un semplice termometro digitale o per il test del colesterolo in farmacia viene ignorata, ma sommate, queste piccole cifre possono fare una grande differenza.
Inoltre, è cruciale che lo scontrino sia “parlante”, ovvero che riporti la natura del prodotto acquistato e il codice fiscale dell’acquirente. Senza questi elementi, la spesa non è detraibile, anche se legittima. Una buona abitudine è chiedere sempre lo scontrino parlante in farmacia e conservarlo, anche per acquisti che sembrano di poco conto.
Quando fare la donazione ai figli per evitare le imposte di successione future?
La pianificazione successoria è un argomento che molti preferiscono rimandare, considerandolo complesso e lontano nel tempo. Tuttavia, agire in anticipo attraverso le donazioni può permettere di trasferire un patrimonio, anche ingente, in modo completamente legale e azzerando le imposte di successione. La chiave sta nello sfruttare le franchigie previste dalla legge e nel pianificare le donazioni in modo scaglionato nel tempo.
La legge italiana prevede una franchigia molto generosa per le donazioni e le successioni in linea retta (genitori-figli): ogni figlio può ricevere fino a 1 milione di euro da ciascun genitore senza pagare alcuna imposta. Ciò che molti non sanno è che questa franchigia non è “una tantum”, ma si applica a tutte le donazioni fatte nel corso della vita, con un meccanismo che permette di “ricaricare” il plafond nel tempo. Questo apre la porta a strategie di trasferimento patrimoniale molto efficaci.
Strategia di donazioni scaglionate per un patrimonio di 3 milioni di euro
Consideriamo una famiglia con un patrimonio di 3 milioni di euro e due figli. Se i genitori attendessero la successione, i figli dovrebbero pagare imposte sulla parte eccedente la franchigia. Attraverso una pianificazione attiva, invece, i genitori possono donare a ciascun figlio 900.000 € oggi, rimanendo ben al di sotto della soglia di 1 milione. Dopo alcuni anni, potranno effettuare un’ulteriore donazione per la parte rimanente del patrimonio. Ad esempio, donando 900.000 € per figlio nel 2025, poi 550.000 € dopo 10 anni, si trasferisce l’intero patrimonio senza imposte. Il risparmio fiscale totale in questo scenario può arrivare a 120.000 € rispetto alla successione.
Un altro strumento potentissimo e spesso ignorato è la donazione indiretta. Si tratta di un atto di liberalità che arricchisce il beneficiario senza un formale contratto di donazione. L’esempio più classico è il genitore che paga direttamente il venditore per l’acquisto della casa del figlio. Come chiarito dalla giurisprudenza, questa operazione non è soggetta all’imposta di donazione.
La donazione indiretta, come il pagamento diretto al venditore per l’acquisto della casa del figlio, non è soggetta all’imposta di donazione secondo consolidata giurisprudenza.
– Corte di Cassazione, Sentenza n. 3819/2024
Quali sono le nuove detrazioni IRPEF che molti italiani dimenticano di inserire nel 730?
Il sistema fiscale italiano è un labirinto di norme in continua evoluzione, con nuove detrazioni che vengono introdotte quasi ogni anno. Molte di queste rimangono sconosciute alla maggior parte dei contribuenti, che si limitano a dichiarare le solite spese (mutuo, spese mediche, assicurazioni). Questa mancanza di aggiornamento si traduce in un’occasione di risparmio persa. Come emerge dalle statistiche 2024 del Dipartimento delle Finanze, sebbene il 76,87% dell’IRPEF è pagato da 11,6 milioni di contribuenti, sono ben 24,5 milioni gli italiani che utilizzano il 730, molti dei quali con potenziali detrazioni non sfruttate.
Accanto alle detrazioni “classiche”, esistono agevolazioni specifiche per determinate categorie di spesa che possono generare un risparmio significativo. Spesso si tratta di bonus “una tantum” o legati a particolari condizioni (es. ISEE) che richiedono un’attenzione specifica in fase di compilazione. Conoscerli permette di avviare una vera e propria “caccia al tesoro” fiscale all’interno delle proprie spese annuali.
Per aiutarti in questa ricerca, ecco una lista delle detrazioni più recenti e frequentemente trascurate, come indicato da una recente guida del CAF CISL. Controlla se hai sostenuto qualcuna di queste spese: potresti avere diritto a un rimborso che non sapevi di poter chiedere.
Le 7 detrazioni più trascurate da verificare nel tuo 730
- Bonus Vista: Una detrazione una tantum del 50% sull’acquisto di occhiali da vista e lenti a contatto, fino a un massimo di 100 €, per nuclei familiari con ISEE inferiore a 15.000 €.
- Bonus Acqua Potabile: Credito d’imposta del 50% per l’acquisto e l’installazione di sistemi di filtraggio, mineralizzazione e raffreddamento dell’acqua, fino a una spesa massima di 1.000 €.
- Abbonamenti trasporto pubblico: La detrazione del 19% su una spesa massima di 250 € si applica anche ai servizi di sharing mobility convenzionati, non solo a bus e metro.
- Spese veterinarie: Detrazione del 19% sull’importo che eccede la franchigia di 129,11 €, fino a un tetto di spesa di 550 € per ogni animale domestico legalmente detenuto.
- Sport Bonus: Un credito d’imposta del 65% per le erogazioni liberali a favore di impianti sportivi pubblici, per la loro manutenzione e restauro.
- Bonus Musica: Detrazione del 19% per l’iscrizione di ragazzi tra i 5 e i 18 anni a conservatori, bande, cori e scuole di musica, fino a 1.000 € di spesa.
- Detrazione affitto studenti Erasmus: Fino a 2.633 € di detrazione per i canoni di locazione pagati da studenti iscritti a un’università italiana per soggiorni di studio in altre città universitarie dell’UE.
730 Precompilato o CAF: quale scegliere per evitare errori e controlli dell’Agenzia delle Entrate?
La scelta tra la compilazione autonoma del Modello 730 Precompilato e l’assistenza di un CAF o di un commercialista non è una semplice questione di costi, ma una decisione strategica che impatta il livello di rischio e il potenziale di ottimizzazione. Il Precompilato, se accettato senza modifiche, ha il grande vantaggio di escludere il contribuente dai controlli formali sui dati già presenti. Tuttavia, questa “protezione” viene meno non appena si inserisce anche una sola spesa aggiuntiva.
Il vero discrimine è la complessità della propria situazione reddituale e patrimoniale. Un dipendente con un solo C.U. e senza spese particolari può tranquillamente accettare il precompilato. Ma per chi ha redditi multipli, bonus edilizi, spese mediche complesse o un patrimonio immobiliare, il “fai-da-te” diventa un campo minato. Un errore nella compilazione può portare a sanzioni, mentre l’affidarsi a un professionista non solo minimizza questo rischio, ma spesso porta alla scoperta di detrazioni ignorate che più che ripagano il costo del servizio.
Confronto costi-benefici CAF vs. “Fai-da-te” per una famiglia tipo
Una famiglia con due figli, un mutuo e diverse spese mediche ha speso 60 € per l’assistenza del CAF. Il tempo risparmiato per la ricerca, la raccolta documenti e la compilazione è stato stimato in 8 ore. Assegnando un valore economico di 25 €/ora al proprio tempo, il risparmio è stato di 200 €. Ma il vero vantaggio è emerso quando il consulente del CAF ha individuato 450 € di detrazioni aggiuntive che la famiglia non aveva considerato (iscrizione sportiva dei figli, abbonamenti al trasporto pubblico, spese per la mensa scolastica). Il ritorno sull’investimento (ROI) per i 60 € spesi è stato del 650%, considerando sia il tempo risparmiato sia le maggiori detrazioni ottenute.
La scelta, quindi, dipende da un’attenta valutazione del proprio profilo. La seguente matrice può aiutare a orientarsi verso la soluzione più adatta, bilanciando convenienza e livello di rischio.
| Profilo Contribuente | Livello Rischio | Scelta Consigliata | Motivazione |
|---|---|---|---|
| Dipendente solo CU | Basso | Precompilato accettato | Dati già verificati, nessun controllo automatico sui dati presenti |
| Con spese mediche complesse | Medio | CAF | Verifica professionale dei documenti, responsabilità trasferita al CAF |
| Redditi multipli + immobili | Alto | Commercialista | Competenza specialistica, visto di conformità incluso per maggiore tutela |
| Con bonus edilizi | Molto Alto | Professionista abilitato | Necessaria asseverazione tecnica, rischio di sanzioni molto elevate in caso di errore |
Da ricordare
- Deduzioni > Detrazioni: Per i redditi medio-alti, le spese deducibili (es. previdenza complementare) generano un risparmio fiscale maggiore perché abbattono il reddito imponibile all’aliquota più alta.
- I dettagli fanno la differenza: Il risparmio maggiore spesso si nasconde nelle spese accessorie dei grandi bonus (come le perizie per le ristrutturazioni) e nelle piccole detrazioni “dimenticate” (come il bonus acqua potabile).
- La pianificazione è annuale: L’ottimizzazione fiscale non è un’attività da fare a maggio, ma una strategia da attuare durante tutto l’anno attraverso scelte consapevoli su welfare, donazioni e investimenti.
Deduzione vs Detrazione: come usare le spese deducibili per abbattere l’aliquota marginale del 43%?
Abbiamo stabilito che le deduzioni sono lo strumento più potente per chi ha redditi medio-alti. Ora, vediamo la strategia avanzata: utilizzare attivamente le spese deducibili per “scendere” di scaglione IRPEF o, più realisticamente, per ridurre significativamente la porzione di reddito tassata all’aliquota più alta. Questo è particolarmente cruciale in un contesto di inflazione, dove il fenomeno del “fiscal drag” (drenaggio fiscale) erode il potere d’acquisto. Come evidenziato da un’analisi dell’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica, nel 2024 le entrate IRPEF sono aumentate del 6,4% anche per questo effetto, rendendo la pianificazione ancora più necessaria.
La strategia consiste nell’identificare, durante l’anno, il proprio reddito imponibile presunto e, se ci si trova a cavallo di uno scaglione (specialmente quello tra 28.000 € e 50.000 €, che segna il passaggio dal 25% al 35%), effettuare versamenti deducibili per riportare l’imponibile sotto la soglia. Gli strumenti principali sono i contributi volontari all’INPS e, soprattutto, i versamenti alla previdenza complementare (deducibili fino a 5.164,57 € l’anno).

Immaginiamo un dirigente con un reddito imponibile di 52.000 €. I 2.000 € che eccedono la soglia dei 50.000 € sono tassati al 43%. Effettuando un versamento di 2.000 € a un fondo pensione entro il 31 dicembre, il suo imponibile scende a 50.000 €. Su quei 2.000 € ha ottenuto un risparmio fiscale immediato di 860 € (il 43%), oltre ad aver accantonato capitale per la sua pensione. Questa non è elusione, ma pianificazione fiscale efficiente e legale.
Piano d’azione per la tua pianificazione fiscale attiva
- Punti di contatto: A inizio anno, elenca tutte le tue fonti di reddito (stipendio, affitti, etc.) e le principali spese ricorrenti per stimare il reddito imponibile.
- Raccolta dati: Analizza il 730 dell’anno precedente per inventariare le spese deducibili e detraibili che sostieni regolarmente.
- Analisi di coerenza: Tra settembre e ottobre, confronta il tuo reddito lordo accumulato con gli scaglioni IRPEF per capire se sei vicino a una soglia critica.
- Identificazione opportunità: Individua le 2-3 principali leve di risparmio per il tuo profilo (es. versamenti a fondo pensione, erogazioni liberali, etc.).
- Piano d’integrazione: Definisci azioni concrete da compiere entro il 31 dicembre (es. “versare 1.500 € extra nel fondo pensione”) per massimizzare le deduzioni.
Adottare questa mentalità proattiva è il passo finale per trasformarsi da contribuente passivo a stratega della propria fiscalità. Non si tratta di cercare scappatoie, ma di utilizzare con intelligenza gli strumenti che la legge stessa mette a disposizione. Comincia oggi a pianificare il tuo prossimo 730: il tuo portafoglio ti ringrazierà.
Domande frequenti sulla riduzione delle tasse in Italia
Quali dispositivi medici sono detraibili senza prescrizione?
Termometri, apparecchi per aerosol, misuratori di pressione, saturimetri e glucometri sono detraibili anche senza prescrizione medica, purché siano dispositivi medici con marcatura CE e lo scontrino sia “parlante” (cioè riporti il codice fiscale dell’acquirente e la descrizione del prodotto).
Come detrarre le spese per un genitore non convivente?
Un figlio può pagare e detrarre le spese mediche di un genitore fiscalmente a carico (con reddito annuo non superiore a 2.840,51 €), anche se quest’ultimo non è convivente. È fondamentale che la fattura sia intestata al figlio e che contenga un’annotazione che specifichi che la spesa è sostenuta “per conto del genitore [nome, cognome, codice fiscale]”.
Quali app gratuite consigliate per conservare gli scontrini?
App gratuite come CamScanner, Adobe Scan o la funzione scanner integrata in Google Drive sono ottime soluzioni. Permettono di digitalizzare rapidamente gli scontrini e le fatture, organizzarli in cartelle per anno e tipologia di spesa, e creare un archivio digitale facilmente consultabile e condivisibile con il proprio CAF o commercialista al momento della dichiarazione.