Pubblicato il Ottobre 23, 2024

La scelta tra BOT e conto deposito non è una gara al rendimento più alto, ma la costruzione di una solida tesoreria personale a prova di imprevisti.

  • La tassazione agevolata dei BOT (12,5%) non garantisce sempre un netto superiore rispetto a un conto deposito tassato al 26%.
  • La vera sicurezza non è solo il rendimento, ma la protezione del capitale fino a 100.000€ (FITD) e la gestione del rischio prezzo dei titoli di Stato.

Raccomandazione: Diversifichi la liquidità in “barattoli” strategici: emergenze, tasse e obiettivi, usando lo strumento giusto per ogni specifico scopo.

Di fronte alla necessità di parcheggiare una somma di denaro per un periodo breve, tra i 12 e i 24 mesi, il risparmiatore prudente si trova davanti a un dilemma classico: meglio affidarsi alla solidità dei Titoli di Stato come i BOT o alla praticità dei conti deposito? La tentazione è quella di cercare semplicemente il rendimento lordo più elevato, ma questa visione è incompleta e potenzialmente rischiosa. Lasciare la liquidità ferma sul conto corrente significa subire passivamente l’erosione dell’inflazione, una perdita silenziosa ma costante del potere d’acquisto.

Le soluzioni tradizionali, come BOT e conti deposito, vengono spesso presentate come alternative quasi intercambiabili, differenziate solo da una manciata di decimali sul rendimento. Si parla della garanzia statale per i primi e del Fondo Interbancario per i secondi, ma raramente si analizza come questi strumenti si inseriscono in una strategia finanziaria più ampia. Il vero nocciolo della questione non è decretare un vincitore assoluto, ma capire quale strumento risponde meglio a una specifica esigenza all’interno della propria gestione finanziaria.

E se la chiave di volta non fosse scegliere tra l’uno o l’altro, ma imparare a utilizzarli entrambi in modo strategico? Questo articolo si discosta dalla semplice comparazione per proporLe un approccio da gestore di tesoreria personale. L’obiettivo non è massimizzare il guadagno a ogni costo, ma costruire una struttura di sicurezza e liquidità che Le permetta di dormire sonni tranquilli, sapendo che il Suo capitale è protetto, efficiente dal punto di vista fiscale e disponibile quando serve. Analizzeremo in dettaglio ogni aspetto, dalla tassazione alla gestione del rischio, per fornirLe un quadro decisionale completo e consapevole.

In questo percorso, analizzeremo punto per punto i fattori chiave che determinano la scelta più adatta per la Sua situazione personale. Esploreremo le differenze fiscali, i meccanismi di protezione, i rischi nascosti e le strategie pratiche per orchestrare al meglio i Suoi risparmi a breve termine.

Perché i BOT e BTP sono tassati al 12,5% mentre i conti deposito al 26% (e quanto incide)?

La prima grande differenza che salta all’occhio confrontando BOT e conti deposito è la fiscalità. Si tratta di un fattore determinante che può ribaltare la convenienza di uno strumento rispetto all’altro. I rendimenti dei Titoli di Stato italiani (come BOT, BTP, CTZ) e di quelli emessi da organismi internazionali godono di una tassazione agevolata al 12,5%. Al contrario, quasi tutte le altre rendite finanziarie, inclusi gli interessi maturati sui conti deposito, sono soggette a un’aliquota del 26%. Questa disparità non è casuale, ma una scelta politica volta a incentivare l’investimento nel debito pubblico nazionale.

Ma quanto incide realmente questa differenza sul rendimento netto? L’errore più comune è fermarsi al rendimento lordo offerto. Un conto deposito che promette un 3,5% lordo può sembrare più attraente di un BOT al 2,5%, ma l’analisi deve essere fatta al netto delle imposte. In alcuni scenari, nonostante un’aliquota fiscale più che doppia, il conto deposito può ancora risultare vincente se il suo tasso lordo è sufficientemente elevato da compensare il maggior prelievo fiscale. È inoltre fondamentale considerare l’imposta di bollo dello 0,2% sul capitale, dovuta per entrambi gli strumenti, che erode ulteriormente il guadagno finale.

Caso pratico: come la tassazione impatta su 50.000€

Per capire meglio l’impatto, analizziamo un caso pratico. Secondo un’analisi di settore, con un investimento di 50.000€, un BOT a 12 mesi con un rendimento lordo dell’1,96% garantirebbe circa 780€ netti, proprio grazie alla tassazione favorevole. Invece, lo stesso capitale investito su un conto deposito vincolato al 3,5% lordo, pur con una tassazione al 26% e l’imposta di bollo, potrebbe generare un guadagno netto di 1.295€ dopo le imposte. Questo esempio dimostra che una valutazione completa deve andare oltre la sola aliquota fiscale.

La tabella seguente mette a confronto diversi scenari per illustrare come il rendimento netto cambi in funzione dello strumento e della sua fiscalità.

Confronto rendimenti netti BOT vs Conti Deposito 2025
Strumento Capitale Rendimento Lordo Tassazione Rendimento Netto Guadagno Netto
BOT 12 mesi 20.000€ 2,51% 12,5% 2,20% 400€
Conto Deposito Vincolato 20.000€ 3,50% 26% 2,59% 478€
Conto Deposito Libero 20.000€ 4,00% 26% 2,96% 552€

In definitiva, la tassazione è un elemento cruciale, ma non l’unico. La scelta deve basarsi su un calcolo preciso del rendimento netto atteso, considerando tutti i costi e le imposte associate a ciascuno strumento.

Fino a che cifra sei coperto se la banca del conto deposito fallisce (e come funziona per i conti cointestati)?

Quando si affida la propria liquidità a una banca, la prima preoccupazione di un risparmiatore prudente è la sicurezza. Cosa succede se l’istituto di credito dovesse trovarsi in difficoltà o, nel peggiore dei casi, fallire? Per i conti deposito (e i conti correnti), la risposta risiede in una sigla: FITD, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Questo consorzio obbligatorio per tutte le banche italiane garantisce la restituzione delle somme depositate in caso di liquidazione coatta amministrativa dell’istituto.

Il meccanismo di protezione è chiaro e standardizzato a livello europeo: il FITD garantisce i depositi fino a 100.000€ per ogni singolo depositante e per ogni singola banca. Questo significa che se Lei ha 150.000€ su un conto deposito presso la Banca X, in caso di fallimento Le verranno rimborsati 100.000€, mentre i restanti 50.000€ potrebbero essere persi o recuperati solo in parte e dopo molto tempo. È importante notare che la garanzia si applica per depositante e non per conto. Questo ha un’implicazione diretta per i conti cointestati.

Se un conto deposito da 200.000€ è cointestato a due persone (ad esempio, due coniugi), la protezione raddoppia. Ciascun cointestatario è infatti coperto per la sua quota, che si presume del 50% salvo diverso accordo, fino a un massimo di 100.000€ a testa. In questo caso, l’intero importo di 200.000€ sarebbe coperto dalla garanzia del FITD. Questa regola offre una leva strategica per massimizzare la protezione su capitali superiori ai 100.000€, ma richiede un’attenta pianificazione. La diversificazione, ovvero suddividere la liquidità su più banche, resta la strategia più efficace per proteggere somme ingenti.

Il suo piano di verifica per la protezione FITD

  1. Punti di contatto: Verifichi tutti i conti correnti e di deposito che possiede, assicurandosi che la giacenza per singola banca e per singolo intestatario non superi i 100.000€.
  2. Collecte: Per i conti cointestati, calcoli la quota di Sua pertinenza e si assicuri che sia inferiore al limite di 100.000€. Ricordi che la copertura è individuale.
  3. Coerenza: Se ha più di 100.000€, distribuisca l’eccedenza su un’altra banca, anche se appartenente allo stesso gruppo bancario (la garanzia è per singola entità legale).
  4. Mémorabilité/émotion: Annoti che il rimborso da parte del FITD deve avvenire, per legge, entro 7 giorni lavorativi dalla data del provvedimento di liquidazione.
  5. Plan d’intégration: Controlli se ha conti “dormienti” (senza operazioni da 24 mesi). In caso di fallimento della banca, dovrà presentare una richiesta specifica per il rimborso.

A differenza dei conti deposito, i BOT e gli altri Titoli di Stato non sono coperti dal FITD, ma dalla garanzia diretta dello Stato emittente, in questo caso la Repubblica Italiana. La loro sicurezza è legata alla solvibilità del Paese, un tipo di rischio diverso ma considerato, nel contesto europeo, estremamente basso.

L’errore di vendere un BTP prima della scadenza quando i tassi salgono perdendo capitale

Un’idea molto diffusa è che i Titoli di Stato, in particolare i BTP e i BOT, siano investimenti “senza rischio”. Se mantenuti fino alla scadenza, questo è sostanzialmente vero: lo Stato rimborserà il 100% del valore nominale. Tuttavia, esiste un rischio spesso sottovalutato dal risparmiatore: il rischio di prezzo (o rischio di tasso di interesse). Questo si manifesta quando si ha la necessità o si decide di vendere il titolo sul mercato secondario (MOT) prima della sua naturale scadenza.

Il meccanismo è controintuitivo ma logico: se dopo aver acquistato un BTP, i tassi di interesse di mercato per i nuovi titoli emessi salgono, il Suo BTP, che paga una cedola più bassa, diventerà meno appetibile. Per poterlo vendere, dovrà accettare un prezzo inferiore al valore di acquisto, realizzando una perdita in conto capitale. Al contrario, se i tassi scendono, il Suo titolo con la cedola più alta diventerà più desiderabile e potrà venderlo a un prezzo superiore, ottenendo un guadagno. Questa volatilità è tanto maggiore quanto più lunga è la durata residua del titolo: un BTP a 10 anni è molto più sensibile alle variazioni dei tassi rispetto a un BOT a 12 mesi.

L’immagine seguente illustra come la sensibilità del prezzo ai tassi di interesse sia molto più pronunciata per i titoli a lunga scadenza rispetto a quelli a breve termine come i BOT.

Confronto grafico della sensibilità ai tassi tra BOT e BTP a lungo termine

Questo grafico evidenzia perché, per un parcheggio di liquidità a breve termine, i BOT siano intrinsecamente meno rischiosi dei BTP in caso di vendita anticipata. L’errore capitale è quindi quello di investire in BTP a media-lunga scadenza somme di cui si potrebbe aver bisogno prima del termine, senza essere pienamente consapevoli che un’uscita anticipata in un contesto di tassi crescenti si tradurrà quasi certamente in una perdita.

Esempio concreto: cristallizzare una perdita

Un’analisi di Altroconsumo evidenzia come le oscillazioni di mercato possano impattare concretamente. Un BOT acquistato in un periodo di tassi bassi e rivenduto oggi, con rendimenti lordi che superano il 3%, potrebbe essere ceduto solo a un prezzo inferiore a quello di acquisto. Vendere in un momento sfavorevole significa “cristallizzare” la perdita. A questo si aggiungono le commissioni di vendita, che secondo l’analisi possono arrivare allo 0,4% in filiale o allo 0,24% online, riducendo ulteriormente il capitale recuperato. Mantenere il titolo fino a scadenza resta la strategia più sicura per garantire il rimborso integrale.

Per un parcheggio di liquidità a 12-24 mesi, i BOT offrono un buon compromesso. La loro breve durata li rende molto meno volatili dei BTP e il rischio di dover vendere in perdita è significativamente più contenuto, anche se non nullo.

Conviene prenotare i BOT in banca o comprarli sul mercato (MOT) dopo l’emissione?

Una volta deciso di investire in BOT, si presenta una scelta operativa: partecipare all’asta di emissione tramite la propria banca o acquistarli successivamente sul Mercato Telematico delle Obbligazioni (MOT)? La risposta dipende principalmente da un fattore: le commissioni. In genere, le banche non applicano commissioni per la sottoscrizione dei Titoli di Stato in asta, in quanto percepiscono una retrocessione direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Questa è una leva che usano per incentivare la partecipazione dei piccoli risparmiatori.

L’acquisto sul MOT, invece, comporta sempre una commissione di negoziazione. Questa può essere fissa o in percentuale sul controvalore, e varia significativamente da una banca all’altra e a seconda del canale utilizzato (filiale o trading online). Acquistare tramite home banking è quasi sempre più economico rispetto a dare l’ordine allo sportello. Perciò, dal punto di vista puramente dei costi, la sottoscrizione in asta è quasi sempre la scelta più conveniente. Il MEF emette mensilmente BOT per un controvalore di circa 8,5 miliardi di euro in asta, garantendo ampia disponibilità.

Tuttavia, ci sono delle considerazioni da fare. L’asta richiede di “prenotare” i titoli qualche giorno prima della data di emissione, senza conoscere il prezzo esatto di aggiudicazione, che verrà determinato dalla domanda e dall’offerta. L’acquisto sul MOT, invece, offre maggiore flessibilità: si può comprare in qualsiasi giorno di mercato aperto e al prezzo esatto visualizzato in quel momento (prezzo “secco” più rateo di interessi). Questa flessibilità ha un costo, rappresentato, come detto, dalle commissioni.

La tabella seguente mostra un confronto delle commissioni applicate da alcune delle principali banche italiane, evidenziando la differenza tra i canali.

Commissioni BOT: sottoscrizione in asta vs acquisto sul MOT
Banca/Broker Commissione Asta Commissione MOT (online) Commissione MOT (filiale)
Intesa Sanpaolo 0,00% 0,24% 0,40%
Fineco 0,00% 0,19% N/A
Mediolanum 0,00% Variabile Variabile
Banca Sella 0,00% Variabile Variabile
Nota: Su 5.000€ investiti, le commissioni MOT possono ridurre il guadagno netto di 10-20€

Per il risparmiatore che pianifica il proprio investimento e non ha urgenza, partecipare all’asta è la via maestra per massimizzare l’efficienza. Per chi invece decide di investire d’impulso o vuole cogliere un’opportunità di prezzo sul mercato, l’acquisto sul MOT rimane un’opzione valida, pur tenendo conto del costo aggiuntivo.

Quando accettare un tasso più basso pur di avere la libertà di riprendere i soldi in caso di emergenza?

Nella gestione della propria tesoreria personale, esiste un perenne equilibrio tra rendimento e liquidità. Un capitale vincolato per 12 o 24 mesi su un conto deposito o un BOT offrirà quasi sempre un rendimento superiore rispetto a un conto deposito libero, dove le somme possono essere prelevate in qualsiasi momento senza penali. Questa differenza di rendimento non è altro che il “costo della flessibilità”: il premio che si paga per avere la libertà di accedere immediatamente al proprio denaro in caso di necessità o emergenza.

La domanda fondamentale che ogni risparmiatore deve porsi è: “Di quanta liquidità immediata ho realmente bisogno?”. La risposta è la base per una corretta allocazione. Mantenere l’intero capitale in strumenti svincolati per paura di un imprevisto significa rinunciare a una quota significativa di rendimento. Al contrario, vincolare tutto per inseguire il tasso più alto può rivelarsi una mossa azzardata se un’emergenza costringe a svincolare anticipatamente, spesso pagando penali che azzerano (o quasi) gli interessi maturati.

Una strategia efficace è quella “a gradoni” (o laddering), che consiste nel dividere il capitale in diverse tranches con scadenze e livelli di liquidità differenti. Ad esempio, una parte può essere destinata a un fondo emergenze su un conto deposito libero, un’altra a un BOT a 6 mesi per obiettivi a breve, e la quota maggiore a un vincolo a 12-24 mesi per massimizzare il rendimento sul capitale che si è ragionevolmente certi di non dover toccare. L’immagine seguente schematizza questo approccio strutturato.

Rappresentazione visiva della strategia di investimento a gradoni per la liquidità

Questa diversificazione permette di ottimizzare il rendimento complessivo del portafoglio di liquidità, senza rinunciare alla necessaria rete di sicurezza. Si accetta un tasso più basso solo sulla quota di capitale che funge da paracadute per gli imprevisti.

Il costo della flessibilità: confronto pratico su 20.000€

Un’analisi comparativa mostra che su un capitale di 20.000€, un conto deposito vincolato a 12 mesi può rendere circa 478€ netti. Lo stesso capitale, su un conto deposito libero con un tasso lordo leggermente superiore (4%), grazie alla flessibilità e a condizioni di mercato favorevoli, potrebbe generare 552€ netti. Tuttavia, in scenari più comuni, il conto libero offre un tasso inferiore: la differenza di guadagno, che potrebbe essere ad esempio di 74€ a favore del vincolato, rappresenta esattamente il “premio” che si ottiene in cambio della libertà di accesso immediato al capitale.

In conclusione, la libertà ha un prezzo. La chiave sta nel decidere consapevolmente quale porzione del proprio patrimonio deve rimanere liquida e quale può essere messa a frutto con un vincolo temporale, accettando il trade-off in modo strategico e non casuale.

Meglio tenere i soldi sul conto corrente o vincolarli in un conto deposito?

La domanda può sembrare banale, ma la risposta ha un impatto diretto e misurabile sul Suo patrimonio. Lasciare somme ingenti ferme sul conto corrente per lunghi periodi è una delle scelte finanziarie più inefficienti per un risparmiatore. Il conto corrente è uno strumento operativo, progettato per le transazioni quotidiane (stipendio, bollette, pagamenti), non per l’accumulo di capitale. La sua remunerazione, quando presente, è quasi sempre nulla o irrisoria, e certamente inferiore al tasso di inflazione.

Questo significa che ogni giorno che il Suo denaro rimane fermo sul conto, il suo potere d’acquisto viene eroso. Se l’inflazione è al 2% annuo, 10.000€ oggi avranno il valore di 9.800€ tra un anno. È una perdita invisibile, ma reale. Il conto deposito, anche nella sua forma “libera” (non vincolata), nasce proprio per contrastare questo fenomeno. Offre un rendimento, seppur modesto, che permette di compensare, in tutto o in parte, l’effetto dell’inflazione, proteggendo il valore reale dei risparmi.

La scelta di vincolare una parte della liquidità su un conto deposito non è quindi solo una questione di guadagno, ma prima di tutto una decisione di protezione del capitale. Ovviamente, non tutta la liquidità può essere vincolata. È fondamentale mantenere sul conto corrente una somma sufficiente a coprire le spese correnti per 1-2 mesi, più un piccolo buffer per gli imprevisti minori. Tutto ciò che eccede questa soglia operativa è capitale che sta “lavorando contro di Lei” e che dovrebbe essere trasferito su uno strumento più adeguato, come un conto deposito o, per scadenze programmate, un BOT.

La perdita di potere d’acquisto su 15.000€ di giacenza media

Per quantificare il danno, consideriamo i dati di un’analisi di Sky TG24. Con l’inflazione italiana a livelli recenti, una giacenza media di 15.000€ ferma su un conto corrente può perdere circa 225€ di potere d’acquisto in un solo anno. Al contrario, un investimento di 10.000€ su un conto deposito al 3,30% lordo genera 224€ netti in 12 mesi. Questo non solo annulla l’erosione inflattiva su quella quota di capitale, ma la trasforma in un piccolo guadagno, dimostrando l’importanza di una gestione attiva anche della liquidità “parcheggiata”.

La distinzione tra strumento operativo e strumento di protezione è cruciale. Le consigliamo di ripassare i motivi per cui il conto corrente non è un salvadanaio.

In sintesi, tenere i soldi sul conto corrente è una scelta comoda ma costosa. Trasferire la liquidità in eccesso su un conto deposito è il primo passo, fondamentale e non più rimandabile, per una gestione finanziaria sana e consapevole.

BTP Italia o BTP Valore: quale titolo patriottico protegge meglio i tuoi risparmi dal carovita?

All’interno della famiglia dei Titoli di Stato, due strumenti recenti hanno guadagnato grande popolarità tra i risparmiatori italiani: il BTP Italia e il BTP Valore. Entrambi sono pensati per il pubblico retail e presentano meccanismi di remunerazione specifici, ma rispondono a esigenze di protezione diverse. La scelta tra i due dipende dall’obiettivo primario: proteggersi dall’inflazione o garantirsi un flusso di cedole crescenti nel tempo.

Il BTP Italia è lo strumento per eccellenza per la protezione dal carovita. La sua struttura prevede una cedola minima garantita, ma il capitale e le cedole stesse vengono rivalutate semestralmente in base all’inflazione italiana, misurata dall’indice FOI (Famiglie di Operai e Impiegati). Questo significa che se l’inflazione sale, anche il rendimento del titolo aumenta, proteggendo il potere d’acquisto reale dell’investimento. È la scelta ideale per chi teme una fiammata inflazionistica e vuole che il proprio capitale mantenga il suo valore nel tempo. Questo meccanismo di protezione, tuttavia, ha un costo implicito.

Come sottolinea un esperto del settore, il vantaggio principale del BTP Italia è proprio la copertura da scenari inflattivi inattesi. Lo svantaggio, però, è che questa “assicurazione” si paga con tassi fissi minimi generalmente più bassi rispetto a un BTP tradizionale di pari durata.

Un primo vantaggio del BTP Italia è dato dal fatto che l’investitore acquista una protezione da scenari inflattivi inattesi. Lo svantaggio è che tale protezione ha un costo che si configura in cedole fisse più basse. Ad oggi, secondo i dati analizzati, un BTP nominale con scadenza a 5 anni può avere un rendimento superiore a quello di un BTP indicizzato all’inflazione.

– Michele Morra, Moneyfarm, Senior Portfolio Manager

Il BTP Valore, d’altro canto, non è indicizzato all’inflazione ma offre un flusso cedolare predefinito e crescente nel tempo (meccanismo “step-up”). L’investitore conosce fin da subito l’esatto ammontare delle cedole che riceverà per tutta la durata del titolo. Questa struttura offre certezza sui flussi di cassa nominali ed è adatta a chi cerca un’entrata periodica e prevedibile, magari per integrare il proprio reddito. Entrambi i titoli prevedono poi un “premio fedeltà” per chi li mantiene fino a scadenza, un ulteriore incentivo per il piccolo risparmiatore.

La decisione dipende dalla Sua visione del futuro economico. Rileggere le caratteristiche distintive di questi due titoli può aiutarLa a chiarire quale si allinea meglio alle Sue aspettative.

In definitiva, se la Sua priorità assoluta è difendere il capitale dall’aumento dei prezzi, il BTP Italia è il suo scudo. Se invece preferisce la certezza di un rendimento nominale noto e crescente, il BTP Valore è la scelta più indicata. Non esiste un titolo migliore in assoluto, ma solo quello più adatto alla propria strategia di protezione.

Da ricordare

  • La tassazione agevolata dei BOT (12,5%) non li rende automaticamente più convenienti di un conto deposito (26%); il calcolo va fatto sul netto.
  • La vera sicurezza dei depositi risiede nel rispetto del limite di 100.000€ per depositante per banca (garanzia FITD) e nella diversificazione.
  • Vendere un BTP o BOT prima della scadenza espone al rischio di prezzo: se i tassi salgono, il valore del titolo scende, causando potenziali perdite.

Come creare un bilancio familiare a prova di imprevisti e tasse annuali?

Avere a disposizione gli strumenti giusti, come BOT e conti deposito, è solo una parte della soluzione. Il vero salto di qualità nella gestione della liquidità avviene quando questi strumenti vengono inseriti in un quadro strategico più ampio: un bilancio familiare strutturato. Un approccio estremamente efficace è il “sistema dei barattoli” (o bucket system), che consiste nel suddividere mentalmente (e fisicamente, usando diversi conti o strumenti) la propria liquidità in base allo scopo.

Questo metodo trasforma un’unica, indistinta massa di denaro in diverse riserve con obiettivi precisi, rendendo la gestione più chiara e meno stressante. Ogni “barattolo” avrà il suo strumento finanziario di riferimento. Ad esempio, il fondo per le emergenze immediate deve essere allocato sullo strumento più liquido possibile, come un conto deposito svincolabile, dove il rendimento è secondario rispetto all’accessibilità. Al contrario, il capitale destinato all’acconto delle tasse di giugno può essere parcheggiato su un BOT a 6 mesi con scadenza a maggio, massimizzando il rendimento in totale sicurezza e con la certezza di avere la somma disponibile al momento giusto.

Questo approccio proattivo permette di affrontare scadenze fiscali (IMU, acconti IRPEF) e spese programmate (vacanze, acquisto auto) senza dover intaccare la liquidità operativa o, peggio, dover svincolare investimenti a lungo termine. Per i liberi professionisti con Partita IVA, questa strategia è ancora più cruciale. Utilizzare BOT con scadenze allineate ai versamenti dell’IVA trimestrale o degli acconti INPS permette di mettere a frutto somme che altrimenti rimarrebbero infruttifere sul conto corrente per mesi, trasformando un obbligo fiscale in una piccola opportunità di rendimento.

Il suo piano d’azione con il sistema dei barattoli

  1. Punti di contatto: Identifichi i Suoi principali “barattoli” di spesa e risparmio: Fondo Emergenze, Accantonamento Tasse, Obiettivi a Breve Termine, Liquidità Operativa e Riserva Opportunità.
  2. Collecte: Assegni una percentuale della Sua liquidità totale a ogni barattolo. Ad esempio: 20% per le emergenze, 30% per le tasse, 25% per gli obiettivi, ecc.
  3. Coherenza: Associ a ogni barattolo lo strumento finanziario più coerente. Per il fondo emergenze, un conto deposito svincolabile (es. Fineco Cash Park). Per le tasse, un BOT a 6 mesi con scadenza prima del pagamento.
  4. Mémorabilité/émotion: Per gli obiettivi a breve termine (es. vacanze), utilizzi un conto deposito vincolato a 12 mesi. Per la liquidità operativa, mantenga sul conto corrente 1,5 volte le Sue spese mensili.
  5. Plan d’intégration: Riveda l’allocazione ogni 6 mesi, in concomitanza con le scadenze dei BOT, per riequilibrare i barattoli e adattare la strategia a nuove esigenze o opportunità.

Adottare una gestione a barattoli trasforma il risparmio da un’attività passiva a una gestione attiva e strategica della propria tesoreria personale. È il passo definitivo per prendere il controllo delle proprie finanze, ridurre l’ansia legata agli imprevisti e ottimizzare il rendimento di ogni euro a propria disposizione.

Scritto da Marco Valli, Consulente Finanziario Indipendente (CFA) specializzato in asset allocation e investimenti a lungo termine. Esperto di mercati finanziari, ETF, obbligazioni governative (BTP/BOT) e strategie anti-inflazione.